Mario Catania 

CANNABIS

il futuro è verde canapa

Per decenni siamo stati vittime di un lavaggio del cervello che probabilmente sarà raccontato nei libri di storia come il più grande complotto nei confronti di un essere vivente che sia mai avvenuto: quello del proibizionismo nei confronti della canapa. Pianta che in realtà è la migliore alleata che abbiamo a disposizione per l’economia, per l’ambiente e il contrasto ai cambiamenti climatici e per milioni di pazienti affetti dalle patologie più disparate e spesso altamente invalidanti. Oggi è al centro della ricerca medico-scientifica, contribuisce a risanare economie disastrate a suon di miliardi di dollari e si sta affermando come una risorsa pressoché inesauribile in grado di sostituire i derivati del petrolio e sposarsi perfettamente con i principi dell’economia circolare. La canapa infatti non è solo una medicina o una sostanza usata a livello spirituale o ricreativo. Considerata come il maiale vegetale, perché può essere utilizzata in ogni sua parte, la cannabis è cibo nutraceutico, carta di ottima qualità per invertire la deforestazione, un materiale per la bioedilizia per costruire case a bolletta zero e consumi ridotti, un tessuto performante, resistente e naturale, bioplastica biodegradabile, oltre che un materiale futuristico per le automobili di domani e per stoccare energia, contribuendo, anche solo crescendo, a depurare la terra da inquinanti e metalli pesanti e togliendo enormi quantitativi di CO2 dall’atmosfera.

Prefazione di

Raphael Mechoulam

“Quando con i colleghi brasiliani abbiamo dimostrato che il CBD era un potente farmaco antiepilettico nei pazienti, nessun lavoro clinico su questo argomento è stato svolto altrove per decenni. Tuttavia negli Stati Uniti, circa un decennio fa, genitori e pazienti hanno appreso che il CBD può aiutare i loro bambini epilettici e hanno iniziato a usare cannabis con alti livelli di CBD. Alla fine fu approvato un ampio studio clinico. Ha dimostrato che il CBD è davvero un buon agente antiepilettico nei bambini. C’era davvero bisogno di aspettare 30 anni? Migliaia di bambini avrebbero potuto essere aiutati prima.”

Raphael Mechoulam (5 novembre 1930), con più di 400 pubblicazioni all’attivo sulla cannabis – che studia da 60 anni – è considerato a livello internazionale il padre della ricerca su cannabis e cannabinoidi. È lo scienziato che ha identificato la struttura del CBD, il primo ad aver isolato il THC e scoperto e studiato a lungo il sistema endocannabinoide, aprendo la strada alla moderna ricerca scientifica su questa pianta.

È membro della Israel Academy of Sciences and Humanities, ha vinto nel 2000 l’Israel Prize in Exact Sciences per la chimica, il NIDA Discovery Award nel 2011 e il premio EMET per la chimica e il premio Rothschild in scienze chimiche e fisiche nel 2012. È membro onorario della Israeli Society of Physiology and Pharmacology e ha ricevuto due dottorati onorari presso la Ohio State University e l’Università Complutense di Madrid. Ancora oggi si dedica alla ricerca presso la Hebrew University di Gerusalemme

Canapa manifesto

“Loro cancellano ma noi riscriviamo da capo…” (Colle der Fomento)

La pianta di canapa è un invito vivente alla resistenza. È un seme che spunta dalla terra puntando il cielo e urlando a tutti, nel silenzio complice della natura, che il futuro può essere diverso dal presente che conosciamo, grazie ad una nuova economia sostenibile per l’uomo e per l’ambiente. Nonostante l’abbiamo svilita, messa fuori legge e bistrattata come non è mai successo a nessun altro vegetale nella storia dell’umanità, continua a fornirci cibo nutriente, biomattoni e vestiti per ripararci, corde e vele per navigare sicuri nelle tempeste della vita, plastica e carburanti che non inquinano, carta di qualità per mantenere la memoria del mondo e dipingerlo come più ci aggrada, medicina per decine di malanni e patologie, oltre ad un fiore che connette con il divino culture millenarie. 

La canapa oggi, in questi tempi difficili, è il massimo esempio di cosa sia la resilienza. Lei che si è adattata per crescere ad ogni latitudine con poca acqua e poche cure, ha passato indenne 80 anni di becero proibizionismo che ha provato a cancellarla dai nostri campi, e una rivoluzione industriale che ha provato a sostituirla con i derivati del petrolio, con il cemento, le merendine ipercaloriche e i farmaci di sintesi, con il risultato che è tornata più forte di prima.
La canapa è democratica, coltivata e custodita da chi lo vuole fare per provvedere ai bisogni di tutti.
La canapa è anarchica nel senso più nobile del termine, quello di darsi delle regole prima che siano altri a farlo per noi: le sue sono quelle della natura e della generosità, del concedersi senza chiedere nulla in cambio.
La canapa è cultura semplice e nobile, slanciata e baciata dal sole quanto profondamente radicata nel buio fitto della terra e nel cuore degli uomini che ne custodiscono il valore.
La canapa è una pianta sacra da migliaia di anni per persone che la utilizzano a scopo religioso, per lasciarsi ispirare e per trovare sollievo dal dolore e dalla sofferenza.
La canapa è l’esemplificazione della green economy perché si sposa perfettamente con i principi dell’economia circolare ed è un’ottima base di partenza per ripesare gli attuali consumi e la produzione energetica; è un’alleata da tener ben presente nelle sfide future dell’umanità nel contrastare i cambiamenti climatici e nel dar vita ad una nuova rivoluzione verde, sostenibile e attenta all’ambiente.
La canapa è storia e tradizione. È nei i racconti degli anziani che spiegano sottovoce come conciassero le cime nei granai, per fumarle insieme a tutto il villaggio nel giorno della raccolta; nelle imprecazioni urlate o pronunciate in un sibilo di fatica di chi stava chino nei campi a raccoglierla, o nei maceri, insieme a insetti e sanguisughe, per lavorarla prima di poterla tessere. È nelle vele delle navi che hanno solcato mari e oceani resistendo ai canti delle sirene e nel prototipo di una Ford del 1941. È nei primi paia di jeans così come nei vestiti tradizionali giapponesi, nelle salubri case moderne a impatto e bolletta zero, nei trattati di medicina cinese del 2000 a.C. e nelle bioplastiche realizzate con la moderna stampa 3D.
La canapa è futuro, finalmente sostenibile, per un’industria più a misura d’uomo e rispettosa dell’ambiente che ci ospita.
L’unico vero “pericolo” che la canapa rappresenta, è quello di essere alla portata di tutti: una risorsa rinnovabile ed inesauribile che non si può controllare a tavolino, che è folle proibire e impossibile sotterrare, senza vederla spuntare di nuovo per poter finalmente dire: “Sono tornata”. 
Il suo più grande nemico è l’ignoranza e il modo migliore per sconfiggerla è quello di raccontarne i benefici a più persone possibili.

L’autore, Mario Catania

Mario Catania (16 dicembre 1982) è un giornalista freelance specializzato in cannabis e dintorni. Ne scrive e realizza video per Fanpage.it nella sua rubrica “Dottor cannabis”, è redattore per Dolce Vita e direttore dei magazine settoriali Canapaindustriale.it e Cannabisterapeutica.info. Negli anni ha scritto articoli e approfondimenti per diverse testate come Terra Nuova e il primo numero del mensile Millennium, dopo aver collaborato a lungo con ilfattoquotidiano.it. Nel 2017 ha fondato Grow Up, la prima agenzia di comunicazione e consulenza per le aziende di settore. Questo è il suo primo libro. 

 

 

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Cannabis, il futuro è verde canapa è un libro edito da Diarkos, lo trovi in tutte le migliori librerie e negli store on line.

 

 

Prezzo: € 16,50

Formato 14.00×21.00 cm

Legatura: brossura 

 

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